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Il Siam -Sindacati Italiano Artisti della Musica su INPS e disoccupazione a requisiti ridotti

Mercoledì, 31 Agosto 2011
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SULLA DISOCCUPAZIONE A REQUISITI RIDOTTI

Il respingimento totale da parte dell’INPS di tutte le richieste di indennità di disoccupazione a requisiti ridotti, avanzate dai lavoratori dello spettacolo entro i termini previsti del 31 marzo scorso, ha dato corso alle nostre peggiori aspettative in merito all’applicazione della sentenza della Corte di Cassazione n.12355 del 20 maggio 2010.

Il SIAM, il SAI ed SLC si sono immediatamente mobilitati contro questa grave discriminazione nei confronti di chi lavora nello Spettacolo che, secondo la citata Sentenza della Cassazione, “deve ritenersi escluso dall’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria, sia con riferimento all’indennità di disoccupazione a requisiti normali che con riferimento all’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti“.

Dopo aver preso atto del respingimento di tutte le domande di disoccupazione a requisiti ridotti, siamo intervenuti presso il Ministero del Lavoro e ci siamo incontrati con INPS, ENPALS e le Associazioni Datoriali per esprimere il nostro assoluto dissenso.
In quelle sedi abbiamo ottenuto l’unico risultato possibile alla luce dell’interpretazione della frase incriminata del Regio Decreto, quella che esclude dall’assicurazione \"il personale artistico, teatrale e cinematografico con specifica preparazione tecnica, culturale ed artistica” Siamo riusciti cioè a far accettare almeno la non esclusione del personale non artistico dal diritto alla disoccupazione. Per dare forza ai nostri argomenti abbiamo minacciato di inondare l’INPS dei ricorsi del personale non artistico cui era stata rifiutata l’indennità. Diversamente, non è stata accolta la nostra proposta di concedere l’indennità anche agli artisti non impiegati in attività teatrali o cinematografiche, in quanto non specificamente esclusi.

Come abbiamo ripetuto alla nausea, solo una modifica legislativa, a partire dal superamento del Regio Decreto 1827 del 4 ottobre 1935 potrà porre fine all’inaccettabile discriminazione cui sono sottoposti i lavoratori del nostro Settore. Tale decreto di epoca fascista, tutt’ora in vigore, appunto escludendo esplicitamente dall’istituto della disoccupazione \"il personale artistico, teatrale e cinematografico con specifica preparazione tecnica, culturale ed artistica” (comma 5 art.40) non ci lascia scampo.
La stessa Sentenza della Corte Costituzionale, ovviamente, si fonda su questo Decreto.

L’ambiguità contenuta nella frase della legge qui sopra virgolettata, ha creato negli anni passati una situazione di indeterminatezza, nella quale a discrezione, nella loro autonomia interpretativa, alcune Sedi Inps concedevano o rifiutavano l’indennità al personale artistico. Naturalmente parliamo di rapporti di lavoro subordinato, i soli per i quali nel nostro paese è prevista l’assicurazione obbligatoria dei lavoratori contro la disoccupazione involontaria.

Ma oltre il Regio Decreto, era ed è per noi superata dai tempi anche la vecchia distinzione fra lavoro subordinato e lavoro autonomo, in quanto oggi la maggior parte del lavoro autonomo nasconde un rapporto di lavoro subordinato, mascherato e con meno diritti, quindi a maggior ragione necessitante di tutele sociali.

Per ottenere questo superamento non avevamo che la via legislativa, quella su cui più ci siamo impegnati in questi anni anche se, ad essere sinceri, senza grandi risultati, se non tenere in vita quel principio di giustizia sociale – chiunque lavori, senza discriminazioni, ha il diritto ad essere tutelato dal concorso solidale di tutti qualora, non per sua volontà, gli vengano a mancare le risorse per provvedere all’esistenza - in tutti i testi che si sono succeduti nelle legislature trascorse. Fino al Testo Unico, immobile da mesi a un passo del diventare legge.

Quello che oggi possiamo realisticamente fare, anche per dare forza alla nostra battaglia complessiva, è inondare di ricorsi l’INPS. Pertanto invitiamo tutti coloro cui è stata negata la disoccupazione ma cui era stata concessa negli anni precedenti, a fare ricorso, avvalendosi degli sportelli del Patronato INCA-CGIL presenti in ogni Camera del Lavoro e dell’aiuto che troveranno presso tutte le sedi SIAM-SLC.

Nelle lettere che ci inviate riceviamo spesso approvazione ma in non pochi casi anche critiche alla nostra scarsa incisività. Le riteniamo ingiuste, in quanto, non riuscendo neppure, a quattro anni dal nostro primo Congresso, a sfondare la quota di un migliaio di iscritti sul territorio nazionale, di più, davvero e con tutta la buona volontà, non possiamo fare. Alla mancanza dei numeri, sia quanto a risorse che a rappresentanza, abbiamo fin qui cercato di supplire con la volontà ostinata di alcuni, pochissimi in verità, che hanno volontariamente dedicato impegno e tempo per non far morire l’idea che il SIAM incarna, quella di una rappresentanza di una realtà lavorativa importante ma misconosciuta e discriminata.

Grazie e a presto!
Sindacato Italiano Artisti della Musica